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Donazione dei reni a pagamento? L'intervista al direttore del Centro Nazionale Trapianti

Donare i reni a pagamento? Sarebbe schiavitù Il direttore del Centro Nazionale Trapianti sulla proposta olandese di incentivi economici.

L'attesa per un rene in Europa o negli Usa è così lunga che a volte si muore. O si compra un organo al mercato nero del Terzo Mondo. Dall'Olanda la proposta di "pagare" chi dona un rene dando in cambio l'assistenza sanitaria a vita (costa mille euro l'anno). Che ne pensa?

Innanzitutto precisiamo meglio la questione alla luce dei recenti progressi della medicina. La mortalità tra i dializzati oggi è circa del 1,2% l'anno, sovrapponibile a una popolazione simile, senza patologie renali. Il trapianto di rene quindi, a differenza di quello di altri organi, non è un "salvavita". Sulla qualità della vita del malato, invece, ha un impatto enorme, riportandola alla normalità. Detto questo, sono contrario, come lo sono tutte le società trapiantologiche, il governo Usa e quelli europei, a qualunque forma di rimborso della donazione. Anche se questa fosse per un trapianto salvavita.

Perché? 

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5 ml di Italiani hanno problemi ai Reni
Cinque milioni di italiani costretti a fare i conti con problemi ai reni, 50 mila dializzati, 18 mila pazienti sottoposti a trapianto. Numeri che tratteggiano una vera e propria emergenza, troppo spesso sottovalutata dalla popolazione. Gli italiani sanno ancora poco delle disfunzioni renali e in pochi riconoscono i campanelli d’allarme - ipertensione arteriosa, proteinuria e diabete - che potrebbero permettere una diagnosi tempestiva delle nefropatie. E’ il quadro che emerge dalla campagna di screening promossa in occasione dell’ultima Giornata mondiale del rene, promossa a marzo 2007 da Fir (Fondazione italiana del rene) e Sin (Società italiana di nefrologia). I dati, raccolti da oltre 6.500 italiani che si sono sottoposti ai controlli organizzati in 71 città italiane, sono stati presentati oggi nel corso di un incontro a Milano.

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Sono passati 40 anni dal primo trapianto di cuore


Sono passati quarant'anni da una grande rivoluzione nel mondo della medicina e chirurgia. Era il 3 dicembre del 1967 quando venne eseguito il primo trapianto della storia, l'operazione venne fatta al cuore. Il paziente si chiamava Louis Washkansky, aveva 55 anni e mori' 18 giorni dopo l'intervento. Il pioniere del nuovo tipo di intervento fu il chirurgo sudafricano Christian Barnard, scomparso nel 2001 all'eta' di 78 anni, stroncato da un infarto. Un'antica tradizione fa risalire l'arte della trapiantologia a molto tempo prima di Barnard: si narra che addirittura nel III secolo due medici Cosma e Damiano riuscirono a sostituire la gamba cancrenosa del loro sacrestano con quella di un etiope deceduto poco prima. La vera storia 'ufficiale' dei trapianti ha invece inizio nel 1902, quando un chirurgo francese, Alexis Carrel, riusci' a mettere a punto una tecnica in grado di suturare tra loro i vasi sanguigni.

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Banche per la conservazione delle staminali


Duemila euro e 50 euro l’anno per conservare, in una vera e propria Banca, le staminali del proprio figlio appena venuto alla luce. Una scelta fatta negli ultimi tempi da diverse donne del mondo dello showbusiness che non sembra essere appannaggio di tutte le mamme italiane che si trovano a dover fare i conti con ignoranza, silenzi, difficoltà burocratiche, salti mortali per non infrangere la legge e problemi economici. Conservare le staminali contenute nel prezioso cordone ombelicale può rivelarsi molto utile per il bambino che potrebbe dover fare i conti, nel corso della vita, con malattie che potrebbero essere curate proprio grazie alle sue stesse cellule staminali.

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Il Ministero della Salute ha reso noti i dati nazionali su donazioni e trapianti. Nel 2007 i trapianti sono leggermente calati, in Italia, rispetto al 2006. Trovi il documento completo nella sezione Download del sito.
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