Ovviamente no. Il rene trapiantato potrebbe non funzionare al 100%, verificandosi quindi una situazione di insufficienza renale: cioè la creatininemia potrebbe non ritornare ai valori normali, ma assestarsi su valori ad esempio di 2-3 mg/dl. Anche quest’ultima situazione permette lunghe sopravvivenze del rene trapiantato, ma richiederà probabilmente alcuni accorgimenti per compensare la funzione renale non ottimale, come riduzione dell’apporto di liquidi, attenzione al potassio, uso di diuretici, uso di anti-acidi per abbassare la fosforemia ecc.
Ci sono fondati motivi per ritenere che i risultati dei trapianti di rene, grazie alle nuove medicine ed al migliore uso delle vecchie, miglioreranno nel tempo. Infatti, secondo casistiche americane (pubblicate sul New England Journal of Medicine, vol. 342, n. 9 del 2 Marzo 2000, pagine 605-612), la sopravvivenza dei reni trapiantati, sia da donatore cadavere che da donatore vivente, è aumentata di circa il 70% tra il 1988 e il 1996.

