Il succo pancreatico è tanto (1-2 litri al giorno) e ricco di bicarbonato.
Facendolo scaricare in vescica si rischia di perdere forti volumi di liquidi (che vanno reintegrati bevendo) e forti quantità di bicarbonato (che vanno reintegrate assumendo bicarbonato). In particolare, la perdita di liquidi può essere un problema durante i mesi caldi quando, per la sudorazione, si corre un rischio reale di disidratazione. Inoltre il succo pancreatico può irritare la vescica, provocando emorragie (talora tali da richiedere trasfusioni di sangue) e l’urina può raggiungere il pancreas provocando pancreatiti. D’altra parte gli enzimi contenuti nel succo pancreatico (amilasi) calano precocemente quando c’è un rigetto del pancreas e la possibilità di dosarli (basta raccogliere le “urine” e dosarli lì) offre un aiuto prezioso per porre una diagnosi precoce di rigetto.
Facendo scaricare il succo pancreatico nell’intestino si deve rinunciare alla possibilità di dosare l’amilasi nel succo pancreatico, perdendo cos? una possibilità di fare una diagnosi precoce di rigetto. D’altra parte si pone rimedio a molti degli inconvenienti presenti con lo scarico in vescica: è molto ridotta la perdita di liquidi (che l’intestino riassorbe) e di bicarbonato (idem) e la frequenza di pancreatiti, tutte complicanze che passano dal 30-40% dei casi con lo scarico in vescica a meno del 5% dei casi con lo scarico in intestino.
La familiarità del centro trapianti con l’una o l’altra delle tecniche è un fattore importante per il successo del trapianto: negli Stati Uniti i risultati del trapianto sono sovrapponibili con entrambe le tecniche, mentre in Europa la tecnica dello scarico in vescica dà ancora risultati superiori, probabilmente per la maggiore facilità di porre diagnosi di rigetto del pancreas.
In conclusione, lo scarico in vescica è associato con più inconvenienti clinici (peraltro raramente gravi), ma anche con una maggiore facilità nel porre precocemente una diagnosi di rigetto, mentre lo scarico intestinale dà meno inconvenienti clinici, ma aumenta la difficoltà di fare una diagnosi precoce di rigetto.

