| All'ospedale Agnelli di Pinerolo il primo trapianto di cellule staminali |
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Giovedì scorso, all'ospedale Agnelli di Pinerolo è stato effettuato il primo trapianto autologo di cellule staminali periferiche, quelle che nascono e si sviluppano nel midollo osseo e che un meccanismo meraviglioso trasforma e diversifica nelle diverse cellule del sangue. A reinfondere le cellule nel paziente, il dott. Luciano Griso che, con il dott. Giorgio Serniese, gestisce il Day Service di Ematologia del reparto di Medicina, diretto dal dott. Giovanni Mathieu. L'intervento, già di per sè notevole, ha risvolti importanti, che potrebbero (e dovrebbero) consolidare un nuovo modo di lavorare, l'unico modo possibile oggi per non sentirsi e restare in periferia. Il trapianto di cellule effettuato giovedì 10 ha dietro di sé un lavoro di oltre sei mesi, e la collaborazione con il reparto di Ematologia delle Molinette di Torino. Una sinergia che vorremmo diventasse prassi.
Il reparto torinese ha infatti eseguito la raccolta delle cellule, separandole dal sangue, per poi congelarle nell'azoto, un'operazione che richiede la disponibilità di una tecnologia che solo un grande ospedale può permettersi. Ma questo non è un problema se il paziente della provincia viene seguito per tutto il percorso, se i medici dei due ospedali comunicano tra loro, se si passano il testimone reciprocamente, a seconda delle esigenze terapeutiche. Così è stato questa volta.
Il dott. Griso ha preso in carico Ferdinand, il paziente, un uomo albanese, poco più che cinquantenne, affetto da un mieloma, quindi lo ha sottoposto a una procedura di chemioterapia; intanto l'Ematologia delle Molinette provvedeva a preparare le cellule staminali nell'attesa che il paziente fosse clinicamente pronto per il reimpianto, eseguito nuovamente a Pinerolo. Anche la storia umana è intensa e significativa. Ferdinand era già stato curato dieci anni fa dal dott. Griso, sempre per un mieloma, a quel tempo localizzato a una vertebra. Dopo le terapie, sempre grazie all'interessamento del dott. Griso, era stato operato al S. Croce di Pietra Ligure. Ferdinand era un clandestino, e dopo l'intervento è tornato in Albania. Un anno fa, la telefonata all'Agnelli: Ferdinand sta male, non cammina più. La burocrazia ci ha impiegato un anno a rilasciare un visto per cure sanitarie, nonostante l'impegno e le garanzie date dalle Chiese valdese e cattolica e dalla direzione sanitaria dell'Agnelli, che in questa vicenda ci hanno messo il cuore. Ora l'uomo, accudito dalla moglie, che vive con dei lontani parenti in una casa piccola piccola, potrebbe essere curato a domicilio, anzi sarebbe terapeuticamente importante potesse uscire da quella stanza di ospedale dov'è ricoverato da sei mesi. Ma Ferdinand è in carrozzina, e dai parenti non c'è posto. E i soldi per una stanza tutta loro è un sogno che non possono permettersi. Occorrerebbe un ultimo scatto di solidarietà da parte di qualche pinerolese per scrivere questo capitolo. Aggiungi ai preferiti (35) | Riporta quest’articolo sul tuo sito | Visite: 279
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