| Banche per la conservazione delle staminali |
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Duemila euro e 50 euro l’anno per conservare, in una vera e propria Banca, le staminali del proprio figlio appena venuto alla luce. Una scelta fatta negli ultimi tempi da diverse donne del mondo dello showbusiness che non sembra essere appannaggio di tutte le mamme italiane che si trovano a dover fare i conti con ignoranza, silenzi, difficoltà burocratiche, salti mortali per non infrangere la legge e problemi economici. Conservare le staminali contenute nel prezioso cordone ombelicale può rivelarsi molto utile per il bambino che potrebbe dover fare i conti, nel corso della vita, con malattie che potrebbero essere curate proprio grazie alle sue stesse cellule staminali.
Leucemie, linfomi, talassemie: le staminali contenute nella placenta e nel cordone ombelicale sono del tutto simili a quelle contenute nel midollo osseo, dalle quali hanno origine globuli bianchi, globuli rossi e piastrine, e rappresentano, quindi, un’opportunità di salvezza insostituibile nel caso in cui il bambino dovesse ammalarsi nel corso della vita.
In Italia conservare le staminali del cordone ombelicale è proibito dalla legge. Esistono, in virtù di una legge del 2005, delle Banche di staminali e di cordoni ombelicali, ma a meno che non sussistano “alti rischi che altri figli possano soffrire di malattie genetiche” è proibito conservare il proprio cordone ombelicale per curare i propri familiari e nemmeno per il bambino appena venuto alla luce, a meno che non abbia necessità di staminali per curare patologie estremamente gravi. Il cordone ombelicale si può donare alla collettività e le proprie staminali, se compatibili, verrebbero, così, utilizzate per curare persone affette da patologie molto serie come, ad esempio, le leucemie per le quali è spesso necessario un trapianto di midollo. E così, nei sedici laboratori pubblici sparsi in tutta Italia vengono conservati circa quindicimila campioni di cordoni ombelicali ed è corsa, per chi può permetterselo, ai laboratori stranieri. Sono poche le cliniche italiane che permettono di spedire il sangue del cordone ad una Banca estera. Un esempio è la clinica Mangiagalli di Milano: se la partoriente lo richiede, si procede al prelievo delle staminali prima di eliminare cordone e placenta e il campione viene, poi, consegnato alla neomamma. Sarà lei stessa a mettersi in contatto con un laboratorio estero e a spedire il campione che verrà conservato per venti/venticinque anni. Costo complessivo dell’operazione: duemila euro per il kit del prelievo e della spedizione del campione e 50 euro l’anno. Aldilà delle scelte personali e della possibilità o meno di conservare le staminali del cordone in una Banca estera, donare il cordone ombelicale alla collettività è una scelta di solidarietà, molto spesso niente affatto promossa presso la futura mamma da medici e ginecologi: se la partoriente non decide di donare il proprio cordone ombelicale, questo viene gettato via con tutto il suo prezioso contenuto. Sul sito dell’Associazione Donatrici di Cordone Ombelicale (www.adisco.it) è possibile avere informazioni su come donare la propria fonte di cellule staminali che potrebbero, un giorno, salvare a vita a qualcuno. Senza alcun dubbio, quella delle Banche per la conservazione delle staminali sembra una autentica moda del momento e in tutto il mondo è un fiorire di banche per le staminali. Basti pensare che un laboratorio americano, il Cryo-Cell, offre un servizio di conservazione delle cellule staminali estratte dal sangue mestruale. Al costo di 499 dollari, la donna potrà inviare il campione di sangue mestruale all’azienda statunitense. I ricercatori provvederanno ad estrarre, modificare e conservare le cellule staminali. Le polemiche non sono mancate: ad oggi, infatti, non esiste ancora nessuna realistica possibilità che le staminali del sangue mestruale possano effettivamente trasformarsi in utili strumenti terapeutici. Aggiungi ai preferiti (41) | Riporta quest’articolo sul tuo sito | Visite: 278
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