| Donazione dei reni a pagamento? L'intervista al direttore del Centro Nazionale Trapianti |
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Donare i reni a pagamento? Sarebbe schiavitù Il direttore del Centro Nazionale Trapianti sulla proposta olandese di incentivi economici.
L'attesa per un rene in Europa o negli Usa è così lunga che a volte si muore. O si compra un organo al mercato nero del Terzo Mondo. Dall'Olanda la proposta di "pagare" chi dona un rene dando in cambio l'assistenza sanitaria a vita (costa mille euro l'anno). Che ne pensa?
"La donazione deve essere libera e consapevole. Un rimborso, sotto qualunque forma lo si elargisca, "seleziona" i più deboli, i cittadini che si privano di un rene e vanno incontro ai rischi, anche se minimi per la propria salute, solo perché bisognosi. È evidente che se non avessero necessità economiche non lo farebbero. E tutto ciò per risolvere il problema di un altro cittadino bisognoso, quello che riceve l'organo. Il sistema sanitario di una nazione civile, in particolare quello italiano, invece si basa sul principio etico della universalità delle cure: tutti abbiamo diritto alla salvaguardia della nostra salute, in quanto esseri umani, indipendentemente dalle nostre condizioni ecomiche o altro".
In fondo, si tratterebbe solo di fare un'eccezione per il rene, unico caso in cui la donazione di uno dei due organi non compromette la sopravvivenza. Il principio etico rimarrebbe poi ben saldo per tutti gli altri campi della medicina. "E poi l'eccezione si ripete sino a diventare la regola, come spesso succede. Dopo il rimborso per la donazione di un organo, perché non introdurre il pagamento per la donazione di sangue, che può essere un salvavita? O di un parte del fegato, col quale si può fare un trapianto, anch'esso salvavita? Per non parlare poi dei commerci che si potrebbero avviare con le cellule staminali. Sarebbe il ritorno della schiavitù, nel senso del commercio di esseri umani, anche se fatta di pezzi e non di corpi interi". Dramma che già avviene col mercato nero dei reni, tra malati dei Paesi ricchi e donatori di Paesi poveri. Alcuni sostengono che il rimborso della donazione stroncherebbe questo traffico clandestino, rendendolo inutile. Insomma, le liste d'attesa sembrano destinate a rimanere drammaticamente lunghe. Ma la medicina moderna, con tutti i suoi progressi, non può fare nulla? "Può fare molto con uno strumento, tra l'altro molto economico e che dovremmo sfruttare al massimo se vogliamo porre un freno alla crescita dei pazienti e dei costi: questo strumento si chiama prevenzione. Oggi, anche in campo nefrologico, è possibile evitare una parte delle malattie o rallentarne in modo molto significativo l'evoluzione verso la dialisi. E lo stesso si può dire per le liste d'attesa degli altri organi. Non a caso, la legge relativa all'organizzazione dei trapianti in Italia si occupa anche di prevenzione delle malattie curabili con un trapianto. Su questa sarebbe bene concentrarsi, più che su strategie e modi eticamente pericolosi di aumentare gli organi".
di Arnaldo D'Amico - La Repubblica
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