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Il mio rene per salvare Florence PDF Stampa E-mail

Un trapianto per la vita della figlia

ImageÈ una storia come ce ne sono poche, ma a lui sembra normale. Sottoporsi all'espianto di un rene per donarlo alla figlia malata di lupus per Ojo Tewogbade, agente di polizia di origine nigeriana, «è la cosa giusta» e basta. Si opererà fra un mese, ma aspetta questo momento da due anni, cioè da quando il dottore di Florence gli suggerì di sottoporla ad un trapianto. Le possibilità erano due: iscriverla in una lista d'attesa o cercare un rene compatibile fra parenti e amici.

Di LETIZIA TESI 

Un trapianto per la vita della figlia

 

È una storia come ce ne sono poche, ma a lui sembra normale. Sottoporsi all'espianto di un rene per donarlo alla figlia malata di lupus per Ojo Tewogbade, agente di polizia di origine nigeriana, «è la cosa giusta» e basta. Si opererà fra un mese, ma aspetta questo momento da due anni, cioè da quando il dottore di Florence gli suggerì di sottoporla ad un trapianto. Le possibilità erano due: iscriverla in una lista d'attesa o cercare un rene compatibile fra parenti e amici. Il test di compatibilità lo hanno fatto in tanti. Tanti amici di Florence sarebbero stati disposti a donare un rene per lei. Anche sua sorella Elisabeth, 32 anni, ma Ojo non ha mai avuto dubbi che il donatore avrebbe dovuto essere lui.
«Sono suo padre. Il motivo è solo questo. Se uno dei miei figli ha bisogno di qualcosa, di qualsiasi cosa, e io posso farla, la faccio. Credo che ogni padre farebbe lo stesso al mio posto». Ojo non si è nemmeno chiesto se la sua vita cambierà dopo l'espianto. «Non importa a quali rischi vado incontro. In fondo è solo una piccola parte di me. Per mia figlia, invece, è la vita». Florence si è ammalata nel 1996 quando aveva 14 anni. «Ha cominciato a fare dialisi - racconta Ojo - ma la situazione non migliorava. C'erano periodi in cui Florence si sentiva meglio, e altri in cui stava molto male. Così quando il dottore ci ha suggerito il trapianto non ci abbiamo pensato due volte. Anche Elisabeth, mia figlia maggiore, è risultata compatibile al test, ma non le avrei mai permesso di sottoporsi all'operazione. Il capofamiglia sono io. Elisabeth deve pensare a sé stessa, alla sua vita e alla sua famiglia. E poi lo avrei fatto per chiunque, figuriamoci per mia figlia».
Florence era due volte felice quando le hanno detto che avrebbe avuto un rene nuovo: il trapianto per lei significa guarire e in più il suo donatore sarà la persona che l'ha messa al mondo e che in questo modo le regala la vita per la seconda volta. «Darò a Florence una seconda opportunità di vivere. Anche se in realtà - ride Ojo - la prima volta è stato merito di mia moglie: è stata lei a partorirla. Diciamo che questa volta tocca a me». Ojo sorride sempre quando parla, sembra una persona felice. «Quello che non abbiamo il potere di cambiare non deve avere il potere di cambiare noi. Ho sempre creduto in questo proverbio ed è con questo spirito che ho affrontato la malattia di Florence. Bisogna essere felici nella vita. E cercare in ogni modo di aiutare gli altri. È quello che ho cercato di insegnare ai miei figli: se puoi aiutare qualcuno fallo e basta. Non ci devi neanche pensare. Sono diventato poliziotto proprio per questo, per aiutare gli altri». Ojo è arrivato in Canada dalla Nigeria nel 1972, senza conoscere nessuno. Ma sono state tante le persone che lo hanno aiutato e fatto sentire accolto. Ed è diventato agente di polizia proprio per questo: per restituire agli altri parte di quello che aveva ricevuto. Non ha carta di credito, non ha cellulare. È una scelta, perché Ojo pensa che il tesoro più grande della sua vita sia la famiglia. «È la cosa più importante e siamo molto uniti. È così nella mia cultura d'origine, proprio come in quella italiana, dove la famiglia ha un ruolo molto importante».
Da quando ha deciso di donare il rene a Florence si è avvicinato a Step by Step, l'associazione fondata da George Marcello per sensibilizzare l'opinione pubblica sui trapianti e sollecitare la riforma del sistema che regola le donazioni.
Da anni, infatti, George Marcello si batte per introdurre in Canada il meccanismo del "silenzio-assenso" che vige, per esempio, in molti Paesi europei. Ojo ha sponsorizzato la campagna per la sesta marcia di Marcello, partita a giugno, Sos4000, insieme a Greg Davis, fratello di Victor, il campione olimpico di nuoto (medaglia d'oro a Los Angeles) morto in un incidente nel 1989 a 26 anni. La sua morte ha ridato la vita a sei persone. Un mese fa Ojo e Florence hanno acceso insieme la Torcia della vita, che dal primo ottobre attraverserà tutto il Canada, toccando più di cento città e passando nelle mani di migliaia di studenti fino a giugno 2008.
La data dell'operazione non è ancora stata stabilita, ma non passerà più di un mese. L'intervento durerà quattro ore. Ojo e Florence saranno ricoverati insieme, sullo stesso piano. Ojo non può fare a meno di sorridere quando pensa a quel giorno.

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