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In Italia secondo impianto del BestBeat, il primo cuore artificiale italiano PDF Stampa E-mail
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In Italia è iniziata la sperimentazione del BestBeat, un "cuore artificiale ausiliario", un dispositivo che è stato progettato, sviluppato e prodotto dalla società italiana NewCorTec su brevetto della società di ricerca Tecnobiomedica, partecipata dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Dopo la sperimentazione iniziata in Francia e Germania, anche l'Italia ha iniziato con i primi interventi. Il primo impianto è stato eseguito il 1 giugno a Pavia e il secondo il 18 giugno a Massa Carrara, presso l'Ospedale del Cuore del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il paziente sottoposto all'impianto ha 63 anni e l'operazione è stata condotta dal team del dottor Mattia Glauber.
 
Fonte: MolecularLab.it (26/06/2007) 
In Italia è iniziata la sperimentazione del BestBeat, un "cuore artificiale ausiliario", un dispositivo che è stato progettato, sviluppato e prodotto dalla società italiana NewCorTec su brevetto della società di ricerca Tecnobiomedica, partecipata dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Dopo la sperimentazione iniziata in Francia e Germania, anche l'Italia ha iniziato con i primi interventi. Il primo impianto è stato eseguito il 1 giugno a Pavia e il secondo il 18 giugno a Massa Carrara, presso l'Ospedale del Cuore del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il paziente sottoposto all'impianto ha 63 anni e l'operazione è stata condotta dal team del dottor Mattia Glauber.
L'innovativo dispositivo, BestBeat, è frutto di 25 anni di ricerca che ha coinvolto nella sperimentazione l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR diretto dal prof. Luigi Donato, in particolare tramite l’équipe di Cardiochirurgia dell’adulto dell’Ospedale di Massa, diretta prima dal dottor Paolo Ferrazzi e poi da Glauber.
Il paziente operato a Massa Carrara è residente a Camaiore ed era arrivato d'urgenza all'ospedale Pasquinucci del CNR (oggi Ospedale del Cuore della Fondazione G. Monasterio) dal Pronto Soccorso di Viareggio, a seguito di un infarto, con un quadro di grave shock cardiogeno postinfartuale.


Già 8 anni fa, il paziente aveva subito un infarto esteso che ha compromesso la funzione cardiaca. Il nuovo infarto era stato talmente compromettente da richiedere, all'arrivo a Massa, una rianimazione cardio-polmonare intensiva con intubazione e contropulsazione aortica. In sala di emodinamica è stata eseguita una diagnosi di malattia coronarica trivasale con una grave compromissione del circolo coronario e, a causa della gravità della situazione, l'uomo non è stato sottoposto né ad un bypass aorto-coronarico, nè ad un intervento di angioplastica. Inizialmente si era registrato un miglioramento, seguito poi da un nuovo peggioramento delle condizioni e nè i farmaci nè le contropulsazioni erano sufficienti a garantire una adeguata perfusione degli organi.
L'intervento di impianto del ventricolo artificiale LVAD BestBeat è stato deciso perchè le condizioni cardiache e generali lasciavano credere che il paziente non sarebbe sopravvissuto.
L'ìntervento è durato 14 ore e dopo soli due giorni gli organi hanno mostrato segni di una lenta ripresa e il 21 giugno, il paziente è stato estubato.
Il professor Donato, presidente di NewCorTec srl e direttore dell’IFC-CNR di Pisa, ha sottolineato: “Gli impianti del ventricolo artificiale (VAD) BestBeat (il primo cuore artificiale italiano) prodotto dalla NewCorTec, rappresentano il punto di arrivo di un’avventura iniziata quasi trent’anni fa al CNR insieme con FIAT e Società di Ricerca Tecnobiomedica, poi sviluppata con le risorse del MIUR, fino alla realizzazione e alla sperimentazione dei dispositivi presso i laboratori del CNR di Pisa e alla brevettazione e produzione pilota, culminata nella nascita della NewCorTec, start-up partecipata da Tecnobiomedica e Umbra Cuscinetti di Foligno".
L'aspetto importante dei questo nuovo cuore artificiale è che, rispetto ad altri VAD già in commercio, rappresenta l'espressione di una concezione e di una progettazione totalmente innovativa. Il nuovo dispositivo può rispondere ad un bisogno finora insoddisfatto come "terapia di assistenza permanente" per tutti i pazienti che non possono subire un trapianto di cuore. Inoltre BestBeat ha altri elementi innovativi che lo rendono perfetto come "ponte al recupero" del cuore malato per iniziare terapie di recupero delle funzionalità cardiache, in quei pazienti dove le condizioni lo permettano. Inoltre ad oggi, visto il numero esiguo di donatori di organo (3-4.000) a fronte di 100 mila malati all'anno con scompensi così gravi da risultare fatali, il dispositivo di assistenza cardiaca è l'opzione migliore come "ponte al trapianto".

Fonte: MolecularLab.it (26/06/2007)


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