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Lomu: ?L'amore per il rugby mi ha aiutato a tornare alla vita? PDF Stampa E-mail
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E' passato in questi giorni in Italia per ricevere il premio Fairplay Mecenate, ma non è detto che nel nostro Paese non trovi anche il suo futuro. A 32 anni Jonah Lomu, 196 centimetri per 120 chili, mito del rugby neozelandese e mondiale, è in cerca della squadra con cui chiuderà la sua carriera, e in contatti con l'Italia non sono certo mancati...."Si è vero, ci sono stati in passato dei contatti in passato per vedere se potevo giocare a Roma - conferma chiacchierando con voce rilassata al telefono - al momento però è presto per dire se giocherò in Italia o da qualche altra parte in Europa. Ho molti contatti con diverse squadre: devo trovare quella che meglio si adatta alle mie caratteristiche. Sarà una scelta importante, perché quello che firmerò sarà l'ultimo contratto della carriera, ma la cosa più importante sarà comunque potermi divertire e continuare a giocare a rugby, perché amo questo sport e il suo spirito. Deciderò dopo la coppa del mondo"

Fonte: Il Sole 24 Ore ( di Dario Ricci )

Del resto, lei in Europa ha già giocato, nella Celtic league con i gallesi del Cardiff Blues. E sempre il Vecchio Continente ospiterà, a settembre, proprio la Coppa del mondo in Francia: sensazioni?

Sono eccitato all'idea della Coppa del Mondo che sta per partire. Sarà un mondiale di alto livello. I miei compagni sono i grandi favoriti, riusciranno a gestire la pressione. Basta però pensare a una gara per volta, senza guardare troppo in avanti. Perché tutti vorranno batterci, e tutti potrebbero farlo: mi piace molto l'Argentina, poi la Francia, l'Inghilterra, l'australia. Bisognerà fare parecchia attenzione: tutti possono battere tutti

Ai Mondiali però lei non ci sarà (Lomu stato il miglior giocatore nelle edizioni 1995 e 1999 ed è il giocatore che ha realizzato il maggior numero, 15 di mete nella rassegna iridata, ndr): nel luglio del 2004, quando era al vertice del rugby mondiale, una rara malattia ai reni l'ha costretta prima a un lungo stop, poi a un trapianto. immagino la sofferenza, nel guardare gli All Blacks alla tv...

Certo mi dispiace non esserci stavolta, ma io ho già vinto un torneo importantissimo; cioè il fatto di essere tornato alla vita. E' la sfida che mi è toccato affrontare. e va bene così anche se avrei certo voluto far parte della mia Nazionale. Ma sono pronto a tornare in buona forma dopo la coppa del Mondo

In molti l'avevano dato per impossibile il suo ritorno in campo. Lei però ce l'ha fatta. Quale il segreto della sua rinascita?

La ragione principale della mia rinascita è stata l'amore per il gioco, per il rugby, insieme alla mia fede, il credere che Dio mi avrebbe dato una seconda possibilità per risollevarmi, per trasformare i miei sogni in realtà. E' stato così, ora sono felice

Torniamo alla Coppa: l'8 settembre a Marsiglia sarà proprio Italia contro Nuova Zelanda. Potremo creare qualche problema agli All Blacks?

Penso che l'Italia possa veramente fare un ottimo Mondiale; abbiamo già visto nel torneo delle Sei Nazioni quanto gli italiani siano competitivi. La squadra è cresciuta, l'esperienza dei giocatori è aumentata, Berbizier si è dimostato un ottimo coach. E' una squadra ben preparata e pronta a dare tutto sul campo. Gli azzurri non ci regaleranno nulla

Un ultima curiosità. Ci racconta il segreto della haka, la danza rituale che i giocatori neozelandesi interpretano ogni volta cche scendono in campo, prima della gara, per intimorire gli avversari?

La haka è una danza di guerra, una danza che i maori fanno prima di andare in battaglia. E' una sfida, una sfida a tutto e a tutti; se perdi quella sfida, sei sconfitto, battuto. Nel rugby, ovvio, per fortuna non si lotta per la vita e la morte, ma lo spirito è lo stesso. E' una sfida lanciata nel pieno rispetto dello spirito del gioco e dell'avversario
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