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Quando ? a rischio il cuore dei bimbi PDF Stampa E-mail

Si chiama RAF1 ed è il gene responsabile della sindrome di Noonan appena identificato dal gruppo di ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità guidato da Marco Tartaglia insieme al team di colleghi coordinato da Bruce Gelb della Mount Sinai School of Medicine di New York e in uscita sul numero di agosto di Nature Genetics. La sindrome, descritta per la prima volta nel '63 da Jacqueline Noonan, cardiologa pediatra dell'Università del Kentucky, colpirebbe un bimbo ogni 2500 nati e causa nell'80 per cento dei casi gravi malformazioni cardiache. Le mutazioni di questo gene sono alla base di una forma particolarmente severa di cardiomiopatia ipertrofica. La scoperta consentirà di identificare i pazienti a rischio, guidarne il follow-up e aprire la strada a possibili terapie farmacologiche.

di Giuseppe del Bello "La Repubblica" 



Si chiama RAF1 ed è il gene responsabile della sindrome di Noonan appena identificato dal gruppo di ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità guidato da Marco Tartaglia insieme al team di colleghi coordinato da Bruce Gelb della Mount Sinai School of Medicine di New York e in uscita sul numero di agosto di Nature Genetics. La sindrome, descritta per la prima volta nel '63 da Jacqueline Noonan, cardiologa pediatra dell'Università del Kentucky, colpirebbe un bimbo ogni 2500 nati e causa nell'80 per cento dei casi gravi malformazioni cardiache. Le mutazioni di questo gene sono alla base di una forma particolarmente severa di cardiomiopatia ipertrofica. La scoperta consentirà di identificare i pazienti a rischio, guidarne il follow-up e aprire la strada a possibili terapie farmacologiche. La ricerca è stata finanziata nell'ambito del progetto di collaborazione Italia-Usa per le malattie rare con il sostegno di Telethon. Un bambino affetto dalla sindrome di Noonan (dopo la sindrome di Down è quella più frequentemente associata a malattie cardiovascolari) presenta in genere tratti caratteristici, tra cui bassa statura e dismorfismi facciali che possono riguardare occhio, orecchio, naso, bocca e collo. I due ricercatori avevano già identificato nel 2001 il primo gene (PTPN11) responsabile di circa il 50 per cento delle sindromi di Noonan, ma nell'ultimo anno sono state individuate mutazioni in altri due geni, KRAS e SOS1, alla base del 15 per cento dei casi. Lo studio multiucentrico, condotto sul Dna di 231 pazienti (arruolati negli Usa e in Italia), dei quali non si conosceva la causa della malattia, ha portato in circa il 10 per cento dei casi all'identificazione di mutazioni del gene RAF1.
"Questo gene", osserva Tartaglia, "codifica per una proteina che svolge un ruolo cruciale nella risposta cellulare a stimoli esterni. Mi riferisco a quelli mediati da fattori di crescita che giocano un ruolo importantre nel controllo della proliferazione e del differenziamento cellulare. I bambini con sindrome di Noonan che presentano un difetto in RAF1 mostrano un'elevata prevalenza di cardiomiopatia ipertrofica. Si tratta di una grave malattia del muscolo cardiaco che, marcatamente aumentato dispessore, interferisce con la normale funzionalità cardiaca. Mentre le forme più lievi possono essere trattate farmacologicamente, l'aspetto evolutivo può rendere necessario anche il trapianto. "La scoperta di questo nuovo gene-malattia", continua il ricercatore, "oltre ad avere importanti implicazioni diagnostiche e prognostiche, permette un corretto follow-up dei pazienti in età pediatrica, e suggerisce un nuovo indirizzo di ricerca per lo sviluppo di una terapia farmacologica per combattere o rallentare l'insorgenza della cardiomiopatia ipertrofica". Le malattie genetiche sono alla base di circa il 30 per cento della mortalità infantile e la comprensione delle basi molecolari della sindrome di Noonan è il punto di partenza per la diagnosi della cardiomiopatia ipertrofica. I difetti cardiaci rappresentano la principale causa di morte nella prima infanzia. "Finora abbiamo identificato 4 geni coinvolti nella sindrome di Noonan, ma per il 35 per cento dei pazienti l'origine della malattia rimane ancora senza risposta", conclude Tartaglia, "I prossimi passi saranno volti all'identificazione di questi geni-malattia, alla comprensione delle cause molecolari e allo sviluppo di nuove terapie. Abbiamo in cantiere linee di ricerca molto promettenti, ma alcune sono ferme in attesa di finanziamento".
 
di Giuseppe del Bello "La Repubblica"  



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