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Sono passati 40 anni dal primo trapianto di cuore PDF Stampa E-mail


Sono passati quarant'anni da una grande rivoluzione nel mondo della medicina e chirurgia. Era il 3 dicembre del 1967 quando venne eseguito il primo trapianto della storia, l'operazione venne fatta al cuore. Il paziente si chiamava Louis Washkansky, aveva 55 anni e mori' 18 giorni dopo l'intervento. Il pioniere del nuovo tipo di intervento fu il chirurgo sudafricano Christian Barnard, scomparso nel 2001 all'eta' di 78 anni, stroncato da un infarto. Un'antica tradizione fa risalire l'arte della trapiantologia a molto tempo prima di Barnard: si narra che addirittura nel III secolo due medici Cosma e Damiano riuscirono a sostituire la gamba cancrenosa del loro sacrestano con quella di un etiope deceduto poco prima. La vera storia 'ufficiale' dei trapianti ha invece inizio nel 1902, quando un chirurgo francese, Alexis Carrel, riusci' a mettere a punto una tecnica in grado di suturare tra loro i vasi sanguigni.


Fu allora che vennero trapiantati i primi cuori sugli animali, ma l'entusiasmo duro' poco: le cavie morivano a causa del rigetto dell'organo impiantato. Il passo successivo avvenne negli anni Quaranta, durante la Seconda guerra mondiale, quando il dottor Peter Medawar, tentando il trapianto di innesti cutanei su gravi ustionati dei bombardamenti di Londra, dimostro' che il rigetto era legato a un fattore genetico. Nacquero cosi', negli anni Sessanta, la branca dell'immunologia dei trapianti e le terapie immunosoppressive, che contemplavano l'uso di farmaci per affrontare il periodo post-operatorio. Ma fu la ciclosporina, scoperta nel 1978 da Sir Roy Calne, a "neutralizzare" l'effetto-rigetto dell'organo estraneo.

In Italia il primo trapianto di cuore fu effettuato 22 anni fa, a Padova, dall'equipe del professor Vincenzo Gallucci. Fu una vera e propria impresa: la macchina organizzativa del chirurgo si mise in moto subito dopo aver ricevuto l'autorizzazione dal ministero della Salute. Il cinquantacinquenne Ilario Lazzari venne portato d'urgenza in sala operatoria, dove pero' arrivo' un inatteso contrordine: quel foglio non era stato ancora firmato. Lazzari attese il suo nuovo cuore per ben 48 ore. Fu Francesco Busnello, un ragazzo morto in quelle ore in un incidente stradale, a donargli la "vita". Da allora l'Italia, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, ha fatto enormi progressi, collocandosi nel 2005 al primo posto in Europa in quanto a qualita' dei trapianti. Piu' in generale, secondo i dati forniti dal ministero della Salute, tutti i centri specialistici presenti sul territorio nazionale offrono un elevato grado d'efficienza. Il tempo medio di attesa per un trapianto di cuore e' di 2,33 anni, mentre il tasso di mortalita' e' pari al 9,91 per cento. Ma in Italia, come nel resto d'Europa, il dibattito sulle possibili soluzioni alla cronica carenza di organi e' sempre molto serrato, anche perche' alimentato dall'eterno confronto tra scienza ed etica.

A scatenare le polemiche sono stati i progressi compiuti nel trapianto di organi e tessuti animali, i cosiddetti xenotrapianti. I primi esempi di questo tipo di studi risalgono agli anni Sessanta: dall'uomo con il rene di uno scimpanze' che visse nove mesi, alla bambina con il cuore di un babbuino. Ma oltre al limite etico, avanzato da coloro che non condividono questa soluzione, ne esiste un altro ben piu' pericoloso. Come sostiene il Food and Drug Adminstration National Institutes of Health, questo tipo di trapianti potrebbe scatenare la diffusione di nuove malattie, provocate dal passaggio di virus animali all'uomo e dalla loro successiva mutazione. Un altro versante dal quale potrebbero giungere soluzioni alternative per contrastare la carenza di organi e' quello dell'embriologia. Le cellule staminali, di cui tanto si e' discusso anche di recente, sono infatti capaci di ricreare tutti i tipi di tessuti, ma anche nervi, muscoli, pelle e organi. Per aggirare i limiti imposti dall'etica e dalla legge, gli scienziati dovranno pero' trovare il modo per isolare le cellule staminali negli individui adulti. Lo scorso settembre alcuni ricercatori del Cornell Medical College di New York, del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center e dell'Universita' di Harvard hanno annunciato di aver individuato una possibile alternativa alle staminali embrionali. Queste cellule, che sono state isolate nei testicoli, avrebbero la capacita' di trasformarsi in vasi sanguigni e cellule cardiache. "La prospettiva - hanno dichiarato i ricercatori - e' quella di avere a disposizione una nuova fonte di cellule staminali: abbondanti, facili da riconoscere e da isolare, capaci infine di rigenerarsi facilmente".

AGI Sanità




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