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Trapianto staminali efficace contro l'Ictus PDF Stampa E-mail


Per riparare i danni provocati da un ictus funziona il trapianto di cellule staminali. Sia nel caso si scelgano le mesenchimali umane sia nell'ipotesi si opti per le stromali prelevate dal midollo osseo. A incoronare le iniezioni di staminali come rimedio per quanti hanno avuto un ictus sono due studi distinti, pubblicati però dalla stessa rivista, Cell Transplantation.

In entrambi i casi i ricercatori hanno usato una tecnica che ha permesso di tracciare le staminali iniettate per vedere con quale efficienza erano in grado di migrare verso i tessuti danneggiati per ripararli. Il primo studio, quello che ha usato le staminali mesenchimali (hMSCs), è stato portato avanti dagli scienziati coreani dell'università di Pochon su alcuni modelli animali a cui era stato causato un ictus. Quindi, dopo l'iniezione di staminali, è stata verificata la loro capacità di riparazione attraverso la risonanza magnetica a intervalli regoli di 2 giorni, una settimana, due, sei e 10 settimane dopo il trapianto.


"La migrazione delle cellule è iniziata allo scoccare della seconda settimana - spiega il coordinatore dello studio, Jihwan Song - e a 10 settimane la maggior parte delle staminali si trovava al centro della zona danneggiata". Da qui le conclusioni che "esiste una rilevante tendenza di queste cellule trapiantate a raggiungere il punto in cui i tessuti sono danneggiati, indipendentemente da dove l'iniezione di staminali è stata effettuata. Ma - aggiunge - il grado di migrazione dipende dalla condizione ischemica di ciascun animale studiato". Il secondo studio è stato condotto invece da scienziati canadesi e cinesi insieme, utilizzando invece le staminali stromali del midollo osseo (BMSCs).

Il trapianto è stato effettuato questa volta in animali a 24 ore da un'occlusione nella parte centrale di un'arteria cerebrale. Seguendo quindi l'attività delle BMSCs con uno scanner laser capace di rintracciare i loro movimenti, i ricercatori hanno scoperto che questa tipologia di staminali raggiungeva il bersaglio, cioè l'area danneggiata, in soli sette giorni. Non solo. "Anche la funzionalità neurologica è risultata molto migliorata. Anche se - ammette uno degi scienziati, Ren-Ke Li - il meccanismo di riparazione a partire dall'iniezione intravenosa di staminali resta ancora in parte sconosciuto".



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