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Usare le staminali nel dopo infarto PDF Stampa E-mail
staminali dopo infartoTrentotto pazienti piacentini tenuti in osservazione per tre anni, unico comune denominatore l'esser stati tutti colpiti da infarto. E sottoposti all'ospedale Guglielmo da Saliceto, in via sperimentale, all'infusione di cellule staminali per riparare il cuore "ferito". Piacenza tra i pochi centri medici in tutto il mondo nel 2005 avviò lo studio-pilota. E i primi risultati ufficiali, dopo un'anteprima a Vienna dello scorso settembre, saranno presentati ad Atlanta, negli Stati Uniti, il prossimo 6 dicembre. A riferirne, alla Società americana di Ematologia,Daniele Vallisa. Anche se è stato grazie ad un articolato lavoro di squadra che la sanità piacentina ha centrato un traguardo di tale rilievo medico-scientifico: alla sperimentazione, infatti, hanno partecipato dall'Ausl la Cardiologia, la Onco-ematologia, il Centro trasfusionale e la Medicina nucleare.


E i primi esiti parlano di risultati più che incoraggianti: perchè, in tutti i 38 pazienti, è stato osservato un miglioramento dei parametri, ovvero il loro cuore, nonostante lo "strappo" determinato dall'infarto, ha ripreso buone capacità di contrazione ed ha recuperato regolarità di battito. Responsabile della sperimentazione è stato il dottor Massimo Piepoli, dell'Unità operativa di Cardiologia di Piacenza, che a Vienna due mesi fa, al Congresso europeo di Cardiologia, aveva anticipato i risultati dello studio Cardiac (in termini rigorosamente scientifici, l'intervento eseguito sperimentalmente a Piacenza si definisce cardiomioplastica cellulare autologa: riparazione del tessuto miocardico infartuato mediante infusione intracoronarica percutanea di cellule del midollo osseo autologhe).
«Lo studio Cardiac, grazie alla collaborazione interdisciplinare - ha detto Piepoli - ha ricevuto riconoscimento scientifico al congresso della Società europea di cardiologia: in tale meeting di oltre 30mila cardiologi da tutto il mondo il lavoro piacentino è stato apprezzato per la numerosità della popolazione studiata, il rigore scientifico dei dati, che confermano la sicurezza, e le positive esperienze pregresse». Nella valutazione pre e post intervento hanno partecipato alla sperimentazione piacentina, che ha chiaramente ricevuto il pieno sostegno della Direzione generale Ausl, Luigi Tomasi, Monica Mori e Luigi Cerri (Medicina nucleare). Per la Cardiologia, con il responsabile dello studio Piepoli, sono intervenuti il primario Alessandro Capucci e Francesco Passerini, per il Centro trasfusionale Agostino Rossi e Cristina Arbasi.. La fase più attinente al prelievo midollare, con il primario di Onco-ematologia Luigi Cavanna, è stata seguita da Daniele Vallisa.
«L'osservazione - spiega Vallisa - è stata puntata sui 38 pazienti selezionati per questo intervento, che adopera le staminali, prelevate al paziente stesso, e quindi misurate, quantificate e trattate, per riparare il miocardio infartuato. Dopo il monitoraggio conclusivo della prima fase sperimentale - prosegue il medico piacentino - i colleghi cardiologi hanno osservato in tutti i pazienti il fatto che il cuore si contrae meglio, il battito torna più regolare, e l'handicap subito con l'infarto viene dunque ridotto. Ora, per il prossimo futuro, vorremmo ampliare lo studio con un progetto clinico e con l'applicazione di metodiche ancora più avanzate per la verifica dei risultati. Ridurre l'estensione dell'area del cuore colpita dall'infarto - conclude Vallisa - significherà, per il futuro, ridurre anche i farmaci somministrati dopo l'infarto, mentre al momento, per non invalidare la sperimentazione, non si sono variate le terapie farmacologiche. Ultima frontiera, da tenere d'occhio, quella di ridurre anche la necessità di trapianti del cuore».
Simona Segalini
fonte:Libertà.it



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