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Zoé ha due anni ed aspetta un trapianto di cuore PDF Stampa E-mail


«Aspetto un cuore nuovo. Potrò fare tante cose e avere una bella vita come i miei amici. Nell’attesa, sogno tutti questi bei momenti dormendo tranquilla nel mio lettino. Papà e mamma sono con me tutti i giorni. Mi coccolano e mi raccontano storie meravigliose. E le mie due piccole sorelle, che stanno crescendo così in fretta, si esercitano ogni giorno a dirmi “ti amiamo Zoé”».
È la mamma Catherine a scrivere queste parole. Sua figlia Zoé è troppo piccola. Compirà tre anni il prossimo ottobre. La marcia della campagna di George Marcello Sos4000 per la sensibilizzazione alla donazione di organi che si è tenuta ieri a Toronto è tutta per lei. Zoé Bernard vive a Montréal con la madre, il padre Marco e le due sorelle gemelle.



A quattro mesi Zoé viene portata d’urgenza all’ospedale Ste Justine per una bronchiolite, una malattia tipica della prima infanzia che interessa le vie respiratorie. Durante la visita, la scoperta. Un problema al cuore. Una malattia rara, la cardiomiopatia dilatativa. Una malattia dalla quale non si guarisce. Le tecnologie d’avanguardia permettono, però, di vivere più a lungo.
«I medici ci dissero che avrebbe avuto bisogno di un trapianto di cuore - racconta la madre - Zoé rimase in ospedale un mese e da allora ha cominciato a prendere medicine. Abbiamo avuto periodi di alti e bassi. Il suo quadro clinico poteva migliorare o restare stabile. E per un anno è rimasto stabile. Nella primavera dell’anno scorso Zoé si sentiva sempre stanca e aveva molte difficoltà a respirare. Ha smesso di andare all’asilo per evitare di prendere infezioni virali che avrebbero potuto indebolire ancora di più il suo cuore. Siamo quindi andati dal cardiologo. Il suo cuore era peggiorato. Si decise di impiantarle un pacemaker. Per due mesi è stata sempre collegata a fili e a un respiratore artificiale. È rimasta tre mesi in ospedale. Era molto debole. È ora in lista d’attesa per un trapianto. Fin dall’inizio abbiamo spiegato la situazione a Zoé. Sa tutto sull’ospedale e quello che sta succedendo intorno a lei. Durante i tre mesi di degenza era tenuta in vita dalle macchine. Lentamente, passo dopo passo, Zoé migliorava e non avremmo mai pensato che un giorno potesse aspettare il trapianto tra le mura di casa sua, senza essere collegata a tubi. Ora è a casa e i medici ci hanno detto che questo è il miglior modo di aspettare un trapianto. Non possiamo, però, andare in posti pubblici, nei ristoranti o a casa di amici, per evitare infezioni di ogni genere».
George Marcello ha conosciuto la storia di Zoé a Montréal durante la sua campagna e ha voluto dedicarle la tappa di oggi a Toronto.

«Quello che sta facendo George è meraviglioso - ha continuato Catherine - Certo, chiediamo che si continui a parlare di donazione d’organi, ma vogliamo anche qualcosa di più concreto. Un esempio. All’ospedale Ste Justine abbiamo conosciuto persone che hanno perso un figlio. La cosa più terribile che possa capitare. Ma allo stesso tempo donare gli organi vuol dire far continuare una vita. E ho visto una certa fierezza negli occhi di questa gente perché si sono sentite orgogliose di aver donato gli organi del figlio per regalare la vita ad altre persone. Marcello vuole sensibilizzare e far capire l’importanza di un gesto così importante. Per permettere ad altre persone come Zoé di continuare a vivere».

Per informazioni o donazioni, consultare il sito www.caringbridge.org/visit/zoebernard 



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